
Igino Panzino
Potomoi
L’opera prende forma dall’incontro tra due elementi diversi: una struttura razionalmente pensata definita da una geometria elementare che simboleggia la cultura sostiene un secondo elemento, un ramo di albero prelevato dall’ambiente e dipinto di bianco a rappresentare la natura.
Questa installazione racchiude le due anime centrali del lavoro di Panzino: da un lato, la tensione verso il pensiero, l’astrazione, la forma pura; dall’altro, una profonda attenzione per la natura, intesa come luogo originario, vivo, da ascoltare e attraversare. Il ramo non è decorazione né semplice peso: è presenza, memoria geologica, corpo del paesaggio, deposizione antropomorfa.
Il tavolo – simbolo del lavoro, dell’incontro, della riflessione – si fa altare laico in mezzo al bosco. La sua linea netta dialoga con la forma irregolare e millenaria della pietra. La mano dell’uomo costruisce una base, un ordine. La terra risponde con la sua materia, indifferente e resistente.
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Artista
Igino Panzino – vive e lavora a Sassari. Qui studia presso l’Istituto d’arte, con la direzione di Mauro Manca, come allievo di Aldo Contini, Paola Dessy, Gaetano Pinna e Giovanna Secchi. Nel clima ideologizzato degli anni Settanta inizia la sua attività di artista che si concretizza nella prima mostra collettiva intitolata “Geografia/4”, tenutasi a Roma presso la galleria Artivisive di Sylvia Franchi, un’indagine sulle realtà artistiche periferiche. Alla fine degli anni Settanta aderisce al Gruppo della Rosa, fondato da Aldo Contini e di forte impronta concettuale. Il linguaggio neocostruttivista percorre tutta la sua carriera, anche nelle più recenti opere pubbliche realizzate a partire dalla fine degli anni Novanta. Panzino ha esposto in numerose mostre personali e collettive, in spazi pubblici e privati in Italia e all’estero.







