
Antonello Fresu
Labirinto
Per il Bosco di Curadureddu, l’artista ha immaginato una grande opera di land art che dialoga direttamente con le forme della natura. Labirinto è una struttura ispirata alle conifere del bosco e alla geometria nascosta delle pigne. Costruita come un labirinto di tronchi che richiama le spirali auree e le sequenze di Fibonacci, diffuse nei processi di crescita degli organismi viventi, l’opera offre al visitatore un’esperienza interattiva, invitandolo all’attraversamento e alla meditazione. La forma archetipica del labirinto, condivisa da ogni civiltà umana, suggerisce un tempo dilatato in sintonia con la vita lenta del Bosco. Il labirinto è una delle grandi figure dell’immaginario umano: attraversa secoli, religioni, miti, arte, architettura e psicologia. Ma, soprattutto, rimanda a un’esperienza comune e universale: lo smarrimento. Nella mitologia occidentale il primo labirinto è quello di Creta: un’architettura costruita per contenere un enigma vivente, il Minotauro. Ma nello stesso mito compare anche l’altra parte della storia: il filo di Arianna, cioè l’idea che esista una traccia, un principio di orientamento capace di accompagnare fuori dal caos. Da allora il labirinto resta un doppio movimento: perdita e ritrovamento, minaccia e conoscenza, notte e ritorno.
Nel tempo il labirinto cambia funzione e linguaggio e, oggi, in un’epoca iper-orientata da dispositivi, mappe e algoritmi, torna attuale perché restituisce l’esperienza fisica del tempo e dell’incertezza. All’interno di questa lunga storia, l’opera di Antonello Fresu compie un gesto specifico: non è un dispositivo pensato per disorientare, ma una forma ricavata da una matrice che precede l’intervento umano, perché già presente in natura. Il riferimento è a un motivo ricorrente, una proporzione percepita come armonica: la sezione aurea, alla quale si collegano le regolarità descritte dalla successione di Fibonacci, resa celebre dal matematico Leonardo Fibonacci, in cui ogni numero nasce dalla somma dei due precedenti. La pigna è uno degli esempi più noti: le sue brattee disegnano spirali intrecciate che spesso corrispondono ai numeri di quella sequenza. In un bosco di pini, la pigna – elemento umile e comunissimo – diventa così modello: contiene un ordine geometrico profondo che attraversa il mondo vegetale e rimanda, per analogia, a forme più ampie osservabili anche in altri sistemi naturali, nei petali di una margherita, nelle spirali del girasole, nelle conchiglie, nella disposizione di molte infiorescenze e perfino in alcune spirali cosmiche. Per questo motivo non si tratta di un labirinto nel senso classico, ma di un labirinto naturale. L’artista non crea autonomamente una nuova forma ma si limita a riconoscerne una già esistente, creata dalla natura, rendendola visibile.
Il Labirinto di Fresu traduce questa geometria in spazio abitabile: 176 pali di castagno, alti intorno ai 2,80 metri, tracciano un percorso che riproduce una porzione di otto “sezioni auree” come quelle leggibili in una pigna. Il visitatore entra, avanza, si avvicina al centro, può sostare e infine uscire. In questo passaggio avviene uno scarto percettivo: ciò che normalmente è piccolo e trascurato diventa scala umana, architettura e luogo. Per questo il lavoro può essere inteso come un “labirinto naturale”: non impone una forma, ma rende visibile e praticabile una struttura già presente nel mondo.
Il significato, così, si amplia. Percorrere la struttura equivale simbolicamente a entrare in una pigna, ma anche a misurarsi con un’idea di ordine capace di collegare il minuscolo e l’immenso, il dettaglio e l’insieme. Qualcosa che accompagna da sempre l’esperienza umana: la ricerca di un legame e di una corrispondenza tra terra e cielo, visibile nelle architetture più antiche e, in Sardegna, in molte testimonianze della cultura nuragica e dei luoghi sacri. come il pozzo sacro di Santa Cristina, dove geometria e orientamento dialogano con i cicli celesti. Senza forzare paragoni, anche Labirinto può essere letto come un gesto di connessione tra il camminare umano e una struttura più vasta.
Resta, infine, l’aspetto più urgente. Il rapporto contemporaneo con la natura è spesso predatorio: si accelerano i tempi, si consumano gli spazi, si riduce il bosco a sfondo o risorsa. In questo contesto, un’opera di questo tipo assume anche una valenza etica: invita a rallentare, ad attraversare, a sentire. Non mette al centro l’autore e il suo manufatto, ma la complessità di ciò che viene considerato semplice. Ricorda che una pigna, calpestata senza attenzione, contiene un ordine e un’armonia che rimandano all’universo. Entrare nel labirinto e raggiungerne il centro diventa così un gesto elementare e simbolico: accettare che non tutto è controllabile, riconoscere un disegno che precede l’umano, e uscirne con una responsabilità diversa. Non quella di dominare la natura, ma di onorarne i ritmi e imparare a costruire senza distruggere. Tale lettura è ulteriormente rafforzata dal fatto che la struttura del labirinto richiama anche la figura del mandala: una forma circolare di origine indiana, presente nelle tradizioni buddhista e induista e, in senso più ampio, rintracciabile in molte culture del mondo. Il mandala è un disegno geometrico simbolico utilizzato come strumento meditativo, capace di rappresentare la ricerca dell’equilibrio, la connessione tra individuo e universo e il percorso interiore verso un centro, inteso come compiutezza.Descrizione disponibile prossimamente
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Artista
Antonello Fresu – psichiatra e psicanalista, dopo essersi occupato per lungo tempo di arte contemporanea come curatore, inizia ad esporre nel 2004. Pur avendo sviluppato un percorso di ricerca fortemente connotato, riconducibile al recente scenario visivo contemporaneo, Antonello Fresu percepisce il proprio fare artistico come processo collettivo e non è raro, pertanto, nel suo lavoro, imbattersi in opere corali, dominate da una pluralità di voci e di presenze.
Nel 2012 tiene la sua prima mostra personale, Offrimi il cuore progetto multimediale in cui convivono arte visiva, musica, video e performance, presentato in Italia e all’estero. Seguono Novecento (2014), grande mostra che rilegge i grandi conflitti del secolo appena passato e racconta il fallimento della civiltà occidentale contemporanea. Una riflessione sulle guerre, sull’Uomo e sulla Storia a partire da materiali fotografici e documenti storici sui grandi eventi militari del secolo scorso. Ri-trascrizioni (2016) installazioni in cui il pubblico è invitato a trascrivere a mano, fedelmente ed integralmente, su un libro bianco, i diversi paragrafi di un libro stampato. L’opera finale è un nuovo libro, scritto a mano dai tanti partecipanti fino al completamento della ricopiatura del libro originale. Der Körper (2019) un viaggio nella inquietante umanità del “corpo” del Male: opere di grande formato, videoinstallazioni e immagini delle cartelle cliniche di Adolf Hitler.
Progetto
Nel 2022 il Bosco di Curadureddu è stato il Luogo del Cuore di 4.460 persone che lo hanno votato all’11° edizione del censimento promosso dal FAI – Fondo per l’ambiente italiano ETS e Intesa Sanpaolo. Questo risultato ha permesso di arricchire il Museo Organica con due nuove opere: la prima Labirinto, è stata commissionata all’artista Antonello Fresu, attivo nell’ambito dell’arte contemporanea; la seconda opera, Dodecaedro di Federica Luciani, è stata selezionata tramite un contest nazionale rivolto agli studenti e alle studentesse delle Accademie di Belle Arti di Milano, Roma e Sassari. Le opere rientrano nel progetto “Sentieri dell’arte” dedicato alla valorizzazione del territorio attraverso interventi di innovazione culturale pienamente integrati nel paesaggio.
con il sostegno di








