
Giusy Calia e Antonello Fresu
In ascolto del cielo
L’opera prende ispirazione da un oggetto realmente esistito: l’aerofono, macchina acustica utilizzata in particolare durante la I Guerra Mondiale, per rilevare il suono degli aerei in arrivo. Questi strumenti – grandi coni rivolti verso il cielo – cercavano di amplificare e captare ogni rumore che potesse segnalare un attacco imminente: dispositivi poveri, ingegnosi, costruiti spesso in legno e metallo.
Oggi, gli artisti trasformano quell’antica macchina in un oggetto simbolico, ribaltando la sua funzione originaria. L’aerofono non serve più a difendersi, ma a porre domande. Diventa una metafora dell’uomo che si rivolge al cielo, interrogando l’invisibile, cercando nel silenzio una risposta sul senso della vita, della morte, della presenza o dell’assenza di un Dio. L’ascolto diventa qui un atto esistenziale, fragile e poetico.
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