un aerofono, macchina acustica utilizzata in particolare durante la I Guerra Mondiale, per rilevare il suono degli aerei in arrivo

Giusy Calia e Antonello Fresu

In ascolto del cielo

L’opera prende ispirazione da un oggetto realmente esistito: l’aerofono, macchina acustica utilizzata in particolare durante la I Guerra Mondiale, per rilevare il suono degli aerei in arrivo. Questi strumenti – grandi coni rivolti verso il cielo – cercavano di amplificare e captare ogni rumore che potesse segnalare un attacco imminente: dispositivi poveri, ingegnosi, costruiti spesso in legno e metallo.

Oggi, gli artisti trasformano quell’antica macchina in un oggetto simbolico, ribaltando la sua funzione originaria. L’aerofono non serve più a difendersi, ma a porre domande. Diventa una metafora dell’uomo che si rivolge al cielo, interrogando l’invisibile, cercando nel silenzio una risposta sul senso della vita, della morte, della presenza o dell’assenza di un Dio. L’ascolto diventa qui un atto esistenziale, fragile e poetico.

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Artisti

Giusy Calia (Nuoro, 1971) utilizza l’immagine fotografica come mezzo narrativo. Dopo studi in Filosofia e Letterature Comparate, si forma in fotografia a Milano e in videomaking a New York, proseguendo poi con studi in Psicologia Clinica. La sua produzione artistica, inizialmente ambientata in ex ospedali psichiatrici, ruota attorno alla figura femminile e alle sue molteplici dimensioni (passione, follia, dolore, bellezza), con un forte riferimento simbolico alla figura di Ofelia. Centrale è anche il tema dell’acqua, vissuta come elemento di regressione e rinascita. Dal 2004 espone a livello internazionale; tra i momenti più rilevanti: la finale al Premio Terna (2009), la partecipazione alla Biennale di Venezia (2010), una personale al MART di Rovereto (2013) e la presenza alla Biennale Russa di Mosca (2014).

Antonello Fresu – psichiatra e psicanalista, dopo un lungo lavoro come curatore nell’arte contemporanea, inizia a esporre nel 2004. La sua ricerca artistica, inserita nel panorama contemporaneo, è caratterizzata da un approccio collettivo, con opere spesso corali e partecipative. Nel 2012 realizza la sua prima mostra personale, Offrimi il cuore, progetto multimediale che unisce arti visive, musica, video e performance. Seguono Novecento (2014), riflessione sui conflitti del XX secolo e sulla crisi della civiltà occidentale, e Ri-trascrizioni (2016/presente), installazioni partecipative basate sulla riscrittura manuale collettiva di un libro. Nel 2019 presenta Der Körper, un’indagine sul “corpo del Male”, attraverso opere, video e materiali legati alla figura di Adolf Hitler.Bio disponibile prossimamente