
Cristina Meloni
Soglie
Dal 25 ottobre al 2 dicembre 2026
Scheda critica
Identificare la soglia significa, per gran parte della nostra esperienza, riconoscerla come posizione di confine tra un ambiente e un altro. Sostare sulla soglia, anche a livello metaforico, è una scelta che spesso ha a che fare con il trovarsi a un bivio, prendere una decisione o abbandonare una condizione per un’altra. Azioni, passaggi, spostamenti di stato tra un prima e un dopo che Cristina Meloni, nel suo lavoro di ricerca, sottrae al metro del giudizio e a quello di una netta definizione.
Il lavoro di Soglie di Meloni esclude questo campo semantico per approdare invece a un concetto di soglia che si rivela curiosamente alla sua stessa storia linguistica. La «soglia», nella sua etimologia, è un piccolo frankenstein di elementi, una stratificazione di concetti: è sia sopra (probabilmente con influenze dal germanico, swalja, la trave di fondazione), sia sotto (sŏlea, dal latino, la suola della scarpa).
Per Organica, ci confrontiamo con una selezione di tre rappresentazioni di nuvole, cielo e acqua, riprese direttamente dal reale e non manomesse digitalmente. È nella loro restituzione visiva che si manifesta la competenza dell’artista nell’uso del linguaggio audiovisivo: immagini fotografiche e in movimento che, pur tratte dall’esperienza del reale, fatichiamo al contempo a situare in uno spazio di senso. La competenza dell’artista nel linguaggio audiovisivo emerge nel controllo esercitato sull’immagine, tanto nella sua costruzione fotografica quanto nella sua restituzione in movimento e nella relazione che instaura con lo spazio espositivo. Con l’ausilio di monitor, light-box e proiezioni visive, Meloni articola un rapporto consapevole con il medium dello schermo, affidando a ciascun dispositivo una diversa modalità di accesso all’immagine. Non si tratta di denunciare la mediazione tecnologica attraverso cui siamo abituati a percepire il reale, quanto di indagarne le possibilità: non solo un mezzo di trasmissione dell’immagine, ma esso stesso un confine, lo spazio entro cui l’immagine si realizza.
La ricerca sulle “soglie” di Cristina Meloni prende forma nell’ambito di PAS – Progetto Atelier Sardegna (2014-2015), a partire dall’osservazione dei cancelli e dei muri di cinta incontrati durante i frequenti spostamenti attraverso il territorio. L’artista riconosce in questi elementi dei confini visibili, la cui funzione non dipende necessariamente dalla nettezza della loro delimitazione materiale. La soglia può infatti essere segnata da una struttura solida, ma anche da un limite più incerto, la cui presenza viene riconosciuta attraverso la percezione e interiorizzata da chi lo attraversa o vi si avvicina. È in questa distanza tra il confine fisicamente tracciato e quello percepito che prende avvio la sua indagine. Una prima presentazione del lavoro a Milano, nella mostra Pomerium alla Fabbrica del Vapore, nell’agosto 2015, segna una tappa del percorso espositivo di questa ricerca. Negli anni successivi, Meloni torna sul tema attraverso nuove opere e installazioni, fino alla mostra Colpi di scena (Su Palatu, Villanova Monteleone, 2022). Il progetto si sviluppa così nel tempo, mantenendo al centro la soglia come elemento che rende visibile un limite senza esaurirsi nella sua consistenza materiale.
Nel corso del 2023, nell’ambito della mostra Il sottotitolo è importante – Fuori dal percorso (Parco delle Arti Molineddu, Ossi), Meloni riproduce la soglia collocando una serie di specchi circolari in mezzo all’erba fitta. Disposti come una pavimentazione invisibile, gli specchi riflettono il cielo e la vegetazione circostante, fino a essere progressivamente inglobati dalla crescita dell’erba. La soglia non è resa palese da alcuna manomissione, ma emerge attraverso un semplice dispositivo: una superficie riflettente posta tra il suolo e ciò che si trova al di sopra di esso.
Per Organica, il ruolo di Meloni è quello di artefice della soglia stessa, riproducendola artificialmente attraverso materiali visivi tratti dalla natura. L’artista rielabora nella propria pratica ciò che la circonda e si manifesta nella quotidianità: il naturale evolversi delle cose, gli eventi che si susseguono, l’osservazione del mondo della natura. Si tratta di un processo di mimesi, non intesa come semplice imitazione o riproduzione fedele del reale, ma come tentativo di ri-catturare ciò che ha innescato la sua attenzione, per restituirlo attraverso un altro linguaggio.
Vediamo ciò che l’artista ha selezionato per noi come soglia artificiale, nella quale ci invita a immergerci. Vaghiamo con l’occhio che rimbalza da uno schermo all’altro, tra spazi di cielo, seguendo lo spostarsi placido delle nuvole. Siamo sulla soglia per vederle, e questo è un dato di fatto, ma la nostra posizione nell’atto dell’osservare è messa in seria discussione: siamo sotto il cielo così come, contemporaneamente, lo stiamo osservando dall’alto.
Siamo a pelo dell’acqua, immersi in un pulviscolo dalle atmosfere fatate, ma anche sotto la superficie, avvolti dalla trasparenza e dai riflessi. Nella proiezione del filmato ACQVA, puntiamo il nostro sguardo nell’acqua che riflette il cielo: ne stiamo osservando il riflesso sulla superficie o siamo immersi nel blu?
Il cortocircuito generato ci abbandona all’immagine, senza certezze, in un’ipnosi che non riserva all’osservatore alcuna rassicurazione sulla possibilità di sentirsi padrone dello spazio. Meloni traduce questo concetto in un ribaltamento continuo e apparentemente innaturale. Il punto di vista che l’artista ci consegna è inaspettato e al limite del paradossale: non è tanto importante concentrarsi su ciò che stiamo osservando, quanto piuttosto aprirci alla possibilità di considerare due punti di vista opposti che convivono perfettamente dentro lo stesso perimetro. È il paradosso di un sopra e di un sotto, di un dentro e di un fuori dotati della stessa funzione, posti sullo stesso asse di equilibrio e per nulla tesi all’annichilimento dell’altro. Non è possibile stabilire una gerarchia di valori all’interno della soglia di Meloni, ed è forse questo a generarne la fascinazione e, insieme, la frustrazione di non riuscire a controllare appieno qualcosa che, tendenzialmente, crediamo di poter dominare.
Ne deriva uno straniamento che incrina la consuetudine con cui ci affidiamo alle immagini dello schermo, abituati a considerarle finestre sul reale e strumenti attraverso cui orientarci. L’immagine non chiarisce la nostra posizione, ma la rende incerta: lo sguardo finisce per non ottenere un punto di vista dal quale ricomporre lo spazio, ma si moltiplicano le possibilità di osservarlo, fino a rendere instabile la posizione stessa di chi guarda.
Elena Calaresu
Biografia
Cristina Meloni (Alghero, 1983) è un’artista visiva, operatrice culturale e docente presso il Liceo Artistico e Musicale Foiso Fois di Cagliari dove attualmente insegna Grafica e Audiovisivo e Multimediale. La sua formazione comprende una specializzazione in Arte della Fotografia e della Grafica Pubblicitaria. Dopo un solido percorso di ricerca e sperimentazione svolto tra l’Italia e l’estero, nel 2015 sceglie di stabilirsi in Sardegna, facendo dell’isola il centro della propria indagine espressiva. La sua ricerca poetica affronta i temi del limite, del confine e della migrazione, intesi non solo come geografie fisiche, ma come territori simbolici ed esistenziali. Attraverso un metodo rigoroso basato sull’osservazione, la registrazione, la catalogazione e la riproduzione della natura e del naturale scorrere degli eventi. l’artista trasforma il dato naturale in una metafora visiva, capace di esplorare le sfumature più intime, fragili e recondite dell’esperienza umana e della memoria.
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Intervista
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