
Si intitola “Teatro Dentro”, l’iniziativa di arte, formazione e inclusione promossa dalla Casa di Reclusione “Paolo Pittalis” di Tempio Pausania, istituto di alta sicurezza aperto al mondo delle idee, della cultura e della creatività.
Nonostante i vincoli che la sua natura comporta, infatti, la struttura carceraria tempiese si impegna da anni ad applicare con convinzione i principi del trattamento penitenziario, promuovendo iniziative che mettono al centro la persona e la sua capacità di cambiamento. L’obiettivo è quello di rendere il carcere non soltanto un luogo di custodia, ma anche di crescita, di riflessione e di relazione con la comunità esterna e i progetti come “Teatro Dentro” testimoniano in modo evidente il desiderio di costruire ponti e occasioni d’incontro, aperte anche al contributo di volontari, associazioni e istituzioni del territorio, nella convinzione che la cultura e l’arte possano essere strumenti concreti di inclusione e di dialogo.
“Teatro Dentro” si sviluppa come naturale prosecuzione dell’esperienza di “LiberArte”, nata dalla collaborazione tra l’Amministrazione penitenziaria e il Polo Universitario Penitenziario (PUP) dell’Università di Sassari, che da alcuni anni si prefigge di promuovere iniziative culturali e formative volte a valorizzare l’educazione come strumento di riabilitazione e crescita personale. Proprio per dare continuità a quel percorso, conclusosi lo scorso gennaio, e valorizzare i risultati raggiunti, la Direzione della Casa di Reclusione ha scelto di coinvolgere la compagnia teatrale Spazio T, coordinata e diretta dalla regista e attrice Chiara Murru, in una nuova e più articolata progettualità, realizzata in collaborazione con il PUP di Sassari, la Caritas Diocesana e il Museo Organica.
“Teatro Dentro” è un progetto concepito come un percorso di crescita personale e collettiva, in cui il linguaggio del teatro diventa strumento di conoscenza, relazione e trasformazione.
Attraverso il lavoro creativo, i partecipanti sviluppano competenze relazionali, comunicative e psicologiche fondamentali nel percorso di reinserimento, coltivando il rispetto, l’ascolto reciproco e lo spirito di collaborazione. Il teatro diventa così uno spazio di libertà interiore, dove si impara a gestire i conflitti, a trasformare la frustrazione in energia creativa e a riscoprire un senso di fiducia nel futuro.
Oltre alla dimensione espressiva e drammaturgica, esplorata con la consulenza della docente Loredana Salis dell’Università di Sassari, il laboratorio teatrale mira anche a fornire competenze tecniche – dal costume alla scenografia, dall’illuminotecnica al sound design – spendibili in ambito professionale. Per questo il progetto prevede anche laboratori di costume, di illuminotecnica e di sound design condotti rispettivamente dal costumista Fabio Loi, dal tecnico luci Tony Grandi e dal musicista e compositore Mario Garau. Inoltre, “Teatro Dentro” coinvolge anche la regista e videomaker Laura Piras a cui è stato affidato il compito di realizzare un audiovisivo sul progetto.
In un contesto segnato dalla privazione della libertà, l’arte e il lavoro diventano così strumenti di dignità e riscatto: un primo passo verso il reinserimento sociale e verso una forma concreta di libertà.
A completamento del percorso, domenica 19 ottobre alle ore 11:00, presso il Museo Organica, sarà inaugurata la mostra “Storie di legno e libertà”, che presenta sculture in legno di recupero realizzate da uno dei detenuti coinvolti nel progetto. Le opere, simbolo di una materia che rinasce a nuova forma, rappresentano poeticamente la possibilità di trasformazione e rinascita che l’arte può offrire. La mostra resterà aperta al pubblico fino a domenica 26 ottobre.
“Teatro Dentro” rappresenta un modello virtuoso di collaborazione tra istituzioni e comunità, un esempio concreto di come la cultura possa contribuire alla rieducazione e al reinserimento sociale, in coerenza con i principi costituzionali e con la missione educativa dell’Amministrazione Penitenziaria.
Il progetto è reso possibile grazie al finanziamento del Ministero della Giustizia e al contributo della Fondazione di Sardegna, del Polo Universitario Penitenziario dall’Università di Sassari e dell’Ente per il Diritto allo Studio Universitario (ERSU) di Sassari.
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