Gaetano Crivaro, Margherita Pisano

Atlante. VideoRitratti di Gallura

Dal 9 agosto al 16 settembre 2026

Scheda critica

Il territorio dell’Alta Gallura, ritratto in una immagine notturna vista dal satellite, ci appare come una zona buia, illuminata da pochissime luci. Allo sguardo ravvicinato di chi sa immergersi nelle sue pieghe comincia invece ad animarsi di piccoli baluginii che rivelano un contesto in movimento. Soprattutto nei territori vuoti delle campagne molte storie raccontano di una umanità in cantiere che, già da diversi decenni, sta provando a fabbricare qualcosa di nuovo. Si tratta di piccole “lucciole danzanti” che sperimentano modalità inedite di riabitare il territorio fra gli antichi stazzi e il mondo, provando a collaudare modalità d’uso dello spazio, pratiche di vita e di lavoro fortemente innovativi, pensati in più stretta armonia con gli ambienti naturali e con le componenti storiche che strutturano questa subregione gallurese.

È alle storie di alcune di queste lucciole danzanti, che sono dedicati i video-ritratti realizzati da Gaetano Crivaro e Margherita Pisano. Queste storie, raccontate attraverso un linguaggio filmico poetico, costituiscono un tassello fondamentale dell’Atlante delle trasformazioni Alta Gallura. Un vero e proprio archivio sperimentale, esito di una più ampia ricerca, nata con l’intento di far emergere, attraverso una esplorazione di carattere indiziario, i mutamenti che sono in corso in questa subregione storica della Sardegna.
Fra le oltre quaranta storie che popolano l’atlante in forma di racconto, ne sono state scelte otto per costruire i video-ritratti. Sono: le storie di Alberto e Adelaide, due dei primi pionieri che tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta si trasferiscono in Gallura e scelgono di riabitare il mondo degli stazzi; le storie di Riccardo e Sara, Igor e Svetlana, che si trasferiscono in tempi più recenti nelle campagne galluresi, sperimentando modalità tra loro molto diverse di riabitare il territorio; la storia di Marta e Andrea, che decidono di trasformare un antico stazzo, recuperato in autocostruzione, in un luogo innovativo di ospitalità e di accoglienza; la storia di Pino e Daniela, due inedite figure di pastori contadini, che si inventano una nuova attività provando a ricucire i rapporti tra costa e interno; le storie di Emanuele, Francesco e Gessica che, nel riprendere in mano patrimoni di famiglia abbandonati e valorizzandone la loro storia li fanno diventare, mescolando tradizione e innovazione, embrioni di nuove economie capaci di ricucirsi alle strutture della terra.

Scelte per il loro valore emblematico, questi video-ritratti costituiscono come delle “schegge visive”, un collage di spezzoni di film in movimento che, oltre a restituire narrazioni di persone uniche e irripetibili, provano non solo a raccontare un territorio in trasformazione, ma anche a suggerire delle possibili piste di futuro per questa terra.

Uno degli intenti dell’Atlante era, infatti, mettere in evidenza proprio attraverso i racconti dei protagonisti delle storie raccolte come dai loro desideri, dagli stili di vita, dalle modalità di rapportarsi alla natura, dalle loro capacità di inventarsi nuove attività produttive, di costruire rapporti interscalari, di adottare soluzioni innovative capaci di coniugare tradizione e innovazione, ma anche dai problemi e dalle questioni affrontate giorno per giorno, si potesse partire per cominciare ad immaginare un progetto per questo territorio. Anziché cominciare con uno sguardo dall’alto e con una analisi dei dati, volevamo proporre un’inversione di sguardo: immergerci nel corpo di questa terra per esplorare, portare alla luce e rivelare quello che le luci dello spettacolo non illuminano; fare emergere, dare forza e visibilità alle storie minime, uniche e irripetibili che, nonostante tutto, provano ogni giorno a fare andare avanti la Vita. Quelle storie che popolano la quotidianità dei giorni, di cui non parlano i numeri e le statistiche e che, tuttavia, fanno la Storia perché come dice Deleuze “di grande, di rivoluzionario, non c’è che il minore”. Per far questo era necessario trovare anche altri linguaggi per raccontare. Bisognava riuscire a esprimere la potenza di un nome, lo spessore di una esistenza, la forza di un volto, la densità di un gesto, l’eco di una voce, l’intensità e la fragilità di un desiderio, le fatiche dei giorni, la paura di un pericolo incombente, la luce di una speranza e, insieme, restituire le relazioni e gli intrecci intessuti da ognuno di questi protagonisti con il proprio ambiente di vita: le memorie che esso contiene e di cui bisogna prendersi cura, i rapporti con i viventi e i non viventi che lo popolano, gli immaginari che lo producono, le altre scale e gli altri mondi con cui esso entra in relazione.

Solo il linguaggio dell’arte e della poesia poteva riuscirci: evocando quello che in nessun altro modo può essere detto!

Per questo abbiamo chiamato Margherita Pisano e Gaetano Crivaro: conoscevamo bene la loro ricerca nel campo dell’arte visuale e relazionale. Così sono arrivati in Gallura e, come pochi altri avrebbero saputo fare, attraverso una lenta immersione nel territorio, un dialogo serrato e costante con il progetto che avevamo in mente, ma soprattutto entrando e sostando con delicatezza, profondità e rispetto nelle vite dei protagonisti/e, sono riusciti a restituirci, grazie alla potenza del loro linguaggio poetico fatto di immagini e suoni, quel potente intreccio di relazioni tra umani e non umani, tra natura e cultura che costituisce l’unicità di un territorio in continuo divenire; da cui dobbiamo, certo, ripartire per immaginarne il suo futuro.

– Lidia Decandia

Biografia

Gaetano Crivaro è regista, fotografo e ricercatore indipendente. Dopo esperienze tra Roma, Barcellona e Valencia, si stabilisce in Sardegna. Laureato in Comunicazione alla Sapienza di Roma, nel 2019 fonda la casa di produzione Ruga Film. È autore e co-autore di film presentati in importanti festival internazionali, tra cui Visions du Réel, Festival dei Popoli e Locarno. La sua ricerca si concentra in particolare sul cinema d’archivio e sui formati analogici, soprattutto il 16 mm. Nel 2026 il suo film Cosa rimane quando il mare si muove riceve al Bellaria Film Festival il premio per l’innovazione cinematografica. 

Margherita Pisano è ricercatrice indipendente, artista visuale e documentarista. Dopo una formazione negli studi urbani e territoriali, si avvicina al cinema come strumento di ricerca e di lettura critica delle trasformazioni sociali e del territorio. Il suo primo film Good Buy Roma (2011), viene presentato e premiato in numerosi festival. Successivamente sviluppa lavori dedicati ai temi delle migrazioni e della libertà di movimento, con particolare attenzione al suono e ai paesaggi sonori. È co-autrice di Rondò final e collabora a diversi progetti cinematografici curandone il suono in presa diretta e la costruzione dell’universo acustico. Attualmente lavora al film Selvaggia Ossessione, finalista al Premio Solinas 2024.

Insieme, nel 2014, fondano L’Ambulante, un laboratorio di ricerca che sperimenta l’interazione fra arti visive, territori, città e abitanti attraverso iniziative culturali e di ricerca urbana, come il progetto VideoRitratti a partire dal 2015.

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Intervista

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