
Caterina Lai
Tracce di terra e di vento
Dal 20 settembre al 21 ottobre 2026
Scheda critica
Nel Nel cuore silenzioso del Parco del Limbara, dove il granito millenario parla la lingua del vento e i lecci custodiscono l’ombra, l’opera di Caterina Lai trova la sua dimora d’elezione. Figura carismatica della ceramica artistica in Sardegna, l’artista dorgalese non si limita a plasmare la materia: ne ascolta il battito profondo, traducendo la memoria arcaica dell’Isola in una grammatica visiva di purissima essenzialità. La sua è un’eredità del gesto che affonda le radici in un alveo familiare d’eccezione — tra la grande scuola ceramica del padre Simeone, la geniale lezione figurativa dello zio Salvatore Fancello e la misura geometrica della madre Luisa, maestra nell’arte del ricamo. Da queste trame antiche, Caterina Lai ha ereditato il segreto del segno incisivo, la capacità di trasformare un’assenza in presenza e l’argilla in un diario dell’anima.
È nella penombra primordiale del bucchero — la cottura alchemica che priva il fuoco dell’ossigeno — che la sua poetica raggiunge vertici di sommessa magia. Le superfici, cineree e profonde, si accendono di bagliori metallici e iridescenze argentee: solchi sottili come graffi del tempo o ricami di luce danno vita a cosmogonie segrete. Tra le spirali incise riaffiorano segni vorticosi, linguaggi dimenticati e frammenti di antiche filastrocche in lingua sarda, che risuonano come preghiere laiche o canti della terra.
Al Museo Organica, questa narrazione intima si fa paesaggio. Protagonisti dell’installazione sono i Licuccos, corpi biconici che custodiscono nella forma l’eco rassicurante dei bottoni d’argento dei costumi tradizionali, la dolcezza antica del pane e dei dolci delle feste. In un allestimento di rara potenza emotiva, i Licuccos si moltiplicano fino a farsi materia viva: distesi a terra, compongono una suggestiva spiaggia minerale che sembra affiorare dal suolo del bosco; sospesi tra i rami, fluttuano nell’aria come gocce di luce pietrificata, elementi cosmici tesi tra il peso della terra e la leggerezza del cielo.
In questo dialogo sottile, la tradizione cede il passo al mito. L’opera di Caterina Lai non cede mai alla nostalgia del passato, ma trasforma l’identità sarda in una forza dinamica e universale. Tra la corteccia degli alberi e il respiro del bosco, i suoi manufatti d’argilla smettono di essere semplici oggetti per diventare organismi viventi: un invito a riscoprire, nel segno dell’arte, il legame sacro e indissolubile tra l’uomo, la memoria e l’anima segreta del paesaggio.
Maria Dolores Picciau
Biografia
Caterina Lai vive e lavora a Cagliari, città che ha segnato anche il suo lungo percorso didattico come docente di Discipline Plastiche presso il Liceo Artistico Statale “Foiso Fois” dal 1970 al 2006. La sua formazione scultorea prende avvio a Cagliari alla fine degli anni Sessanta nello studio di Italo Antico, per poi perfezionarsi nei primi anni Settanta a Salisburgo, sotto la guida di Ralph Brown presso la Internationale Sommerakademie. Negli anni Novanta approfondisce l’arte incisoria frequentando i corsi superiori di Giovanni Job (1997) ed Enk De Kramer (1998) all’EXMA di Cagliari. Dal 1993 la sua indagine espressiva si concentra in modo prescelto sulla ceramica artistica. In questo linguaggio Caterina Lai raccoglie e rinnova una memoria familiare d’eccellenza, ponendosi in continuità ideale con il padre Simeone Lai e lo zio Salvatore Fancello. Le sue opere sono custodite presso prestigiose istituzioni culturali civiche e internazionali, tra cui il MART di Rovereto, il MAN di Nuoro, la Galleria Comunale d’Arte di Cagliari, la Fondazione di Sardegna, la Loyola University di New Orleans e l’Art Gallery dell’Università di Aberystwyth.
Fotografie
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Intervista
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